Celebrato il Proclama di Rimini (28/3/2015) - Murat Onlus rievocazioni

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Giornate Murattiane > Bicentenario Murattiano 2015 > Rimini: Proclama
Sul Bicentenario di Gioacchino Murat
Questa mattina, a Rimini, nella sala del Giudizio, nei musei riminesi, insieme a Sergio Derrico, presidente della sezione Ami di Rimini e a Roberto Balzani, insigne storico già presidente nazionale dell'Associazione mazziniana italiana ho partecipato come relatore alla celebrazione del bicentenario di Gioacchino Murat, quel re Gioacchino Napoleone (perché aveva sposato Carolina Bonaparte) che fu re di Napoli dal 1807 al 1814 e poi tentò di riconquistare quel regno nel 1815 dopo la caduta di Napoleone Bonaparte a Waterloo...ma nell'ottobre di quell'anno tragico sbarcò a Pizzo Calabro con 250 uomini finendo fucilato dai Borboni che del suo passato di maresciallo napoleonico e poi di re di Napoleone non vollero mai riconoscerlo. L'incontro di Rimini, nel quale hanno partecipato insegnanti e studenti delle scuole superiori, è stato il primo atto del Bicentenario che proseguirà in un tour che attraverserà Tolentino, Macerata...per concludersi appunto a Pizzo Calabro dove è molto attivo una onlus intitolata proprio a Gioacchino Murat. Per noi che siamo mazziniani la comunanza di idee con i patrioti murattiani è solo legato all'incipit del Risorgimento del quale il proclama di Rimini del 30 marzo 1815 è un solenne documento. In esso viene lanciato l'appello agli Italiani non ancora uniti e il modello di monarchia costituzionale che viene evocata è quella inglese. In realtà né l'Inghilterra degli Windsor, né la Russia degli zar concessero nulla alle pretese di Murat, coraggioso generale bonapartista che aveva acquisito il titolo di re per concessione dell'imperatore Bonaparte. Attorno a Murat, anche dopo la sua morte, gli rimasero fedeli innanzi tutto un gruppo di generali come Guglielmo Pepe che combatterono battaglie fondamentali per il Risorgimento prima in Lombardia, a sostegno del re di Piemonte, poi dopo il ritiro ufficiale del re di Borbone dall'alleanza nel 1848, al fianco dei patrioti che difendevano la Repubblica di Venezia guidata da Daniele Manin, caduta dopo la Repubblica Romana. Murattiani li troveremo nelle carceri borboniche e poi nelle vendite carbonare e nelle logge massoniche. Fra il 1850 e il 1860 si continuò a vagheggiare un ritorno dei napoleonidi puntando sulla scarsa capacità offensiva di Luciano Bonaparte ma il disegno dei regni confederati al nord e al sud non aveva il gradimento dei patrioti filo-sabaudi e tanto meno dei mazziniani repubblicani. Gli studi storici continuano per capire chi c'era davvero dietro la maschera di Gioacchino Murat...un super eroe della prima parte del XIX secolo...destinato a tragica sorte. Resta il fatto, come dall'incontro di Rimini è emerso, che la rilettura della intera trama del Risorgimento acquisisce anche dall'esperienza di Murat e dei murattiani un ulteriore conferma della ricchezza di idee, esperienze ed eventi che hanno reso possibile, non senza contraddizioni, l'unità dell'Italia. Obiettivo che insieme a Costituzione e Repubblica abbiamo conquistato 150 anni dopo, circa, rispetto a quegli avvenimenti. Sono i mazziniani i più attivi custodi del Risorgimento italiano. Diamo a Cesare quello che è di Cesare...
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