La Calabria ed il Risorgimento di D. Sorace (10/1/2011) - Murat Onlus

Vai ai contenuti

Menu principale:

Regno Murattiano > Risorgimento del Sud
LA CALABRIA ED IL RISORGIMENTO
di Domenico SORACE

Centocinquantanni di Unità d’Italia. Una realtà storica, una convenzione, o, semplicemente, un’illusione? Tutte le cose insieme, direi.
Vi è, su tutto, un dato inconfutabile: il 17 marzo 1861 la proclamazione del Regno d’Italia segnò un indiscutibile successo del risorgimento italiano ed un indubbio passo verso la formazione consapevole e giuridicamente legittimata della nazione italica.
Si trattò di un processo faticoso e lento, segnato, oltre che da drammi tremendi, anche da contraddizioni ed ambiguità, soprattutto legate alla forma istituzionale da conferire al nuovo stato ed alla leadership da designare.
Fu materia di ferma discussione se definire la nazione italica come stato unitario o federale, se assumerne la sovranità ed il governo sotto egida monarchica o repubblicana, se, infine, elevare i Savoia, i patrioti liberali o il Papato alla responsabilità del potere.
Quel che è certo è che, senza il vorticoso ed a tratti traumatico processo risorgimentale, gli scenari politici ed identitari della nostra nazione sarebbero stati certamente altri e diversi.
Ma quando ebbe inizio la lotta di liberazione? Si ha tendenza a far coincidere l’avvio delle azioni risorgimentali con i moti carbonari di Nola del 1820.
E’ un criterio che, al di là del dato storico, procura non poco compiacimento alla Calabria e, in particolare, alla città di Vibo Valentia, patria di Michele Morelli, protagonista audace, illuminato e sfortunato di quella prima insurrezione.
Tuttavia, tale ricostruzione non appare esaustiva ed appagante.
Ed invero, per datare l’avvio del processo risorgimentale occorre muovere dalle sue matrici storiche, politiche e sociali. Ebbene, esse vanno fatte risalire alle determinazioni del Congresso di Vienna che, negli anni 1814-1815, certificarono la restaurazione dei regimi prenapoleonici, l’esclusione di ogni luce illuministico-rivoluzionaria dai governi europei e la restituzione alle teste coronate della legittimazione dinastica. L’Italia fu tra i paesi più colpiti: si registrò lo smembramento del suo tessuto politico-istituzionale e la frammentazione del territorio in una pletora di piccoli regni, ciascuno direttamente o indirettamente collegato al dominio austriaco, inglese, o spagnolo.
Non che la nostra genìa non fosse adusa a simili esperienze. Esse, tuttavia, mai le impedirono di mantenersi viva ed culturalmente unita nei secoli. Ora il pericolo appariva ora più concreto: alla frantumazione dell’unità politico-territoriale, si abbinava il tentativo di sgretolare le comuni radici culturali e spirituali degli italiani.
Ecco perché è ragionevole pensare che la reazione civile, culturale ed ideale degli italiani precedette ampiamente, sul piano ideale e civile, i moti di Nola del 1820.
Essa, più precisamente, può farsi risalire all’iniziativa di Gioacchino Murat che, alla testa di un esercito, inizialmente meridionale, quindi via via sempre più nazionale, negli stessi giorni del Congresso di Vienna, intese risalire la penisola ed inseguire la prospettiva di uno stato geograficamente e politicamente unitario.
E’ in quel lembo di tempo - che va dal 30 marzo 1815, giorno del proclama di Rimini agli italiani, all’entrata vittoriosa in Bologna qualche giorno dopo, alla sconfitta di Tolentino del 2 maggio, alla fucilazione di Murat a Pizzo, il 13 ottobre - che, a mio avviso, ha inizio il risorgimento italiano.
Fu in quei giorni che uomini e donne, animati da idee e vessilli consapevolmente italiani, esposero e consumarono per primi le loro esistenze, per un ideale patriottico ed unitario.
Certo, si trattò di un inizio, come tutti gli inizi forse non compiuto ed in certa parte ambiguo. Forse mancarono le investiture e le elaborazioni concettuali che esaltarono le azioni del 1820 e quelle successive. Forse mancò la matrice nazionale al nuovo ideale italiano che Murat andava spandendo, essendo diffusi i sospetti ed i distinguo che si addensavano sul re, di nascita francese.
Ma è un dato di fatto che i sette mesi di onori, sconfitte e morti che segnarono l’epilogo della vicenda murattiana, dai giorni di Rimini all’epilogo capitino, ebbero al centro una prospettiva nazionale, che il Proclama ben sintetizzò: “..dall’Alpi allo Stretto di Scilla odasi un grido solo: l’indipendenza d’Italia”. E non solo. Vi trovarono posto, con ferma evidenza, solidi principi illuministici e liberali, quali la matrice costituzionale del potere, il principio di rappresentanza, l’origine popolare della libertà. Si legge, ancora: “…Stringetevi in salda unione, ed un governo di vostra scelta, una rappresentanza veramente nazionale, una Costituzione degna del secolo e di voi garantisca la vostra libertà e prosperità interna, tosto che il vostro coraggio avrà garantita la vostra indipendenza..”.
Concludendo, se per Risorgimento dobbiamo intendere l’insieme di pensieri ed azioni che mirarono a restituire unità politica e dignità civile al popolo italiano, non v’è dubbio che, a partire dal Proclama di Rimini e dallo sfortunato tentativo di Pizzo, le iniziative di Murat ne furono il primo fuoco. Se, ancora, riflettiamo che molti degli uomini di Nola, tra cui Morelli, furono uomini di Murat, il cerchio si chiude.
La Calabria, dunque, come luogo centrale e di impulso del più vasto disegno risorgimentale. Un dato che ci rende onore e del quale occorre aver memoria libera e, mai termine fu più appropriato, indipendente.
Domenico Sorace
Vibo Valentia, 10.1.2011


Torna ai contenuti | Torna al menu