Il furto di Bologna - Murat Onlus

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Murat Onlus > Programmi e progetti > Ossa del Re Gioacchino

Spett.le Associazione,
                                      mi permetto di trasmetterVi alcune informazioni, sperando non ne siate già a conoscenza o che possano comunque interessarVi, inerenti il deleterio furto in oggetto.
Quanto Vi riporto mi fu narrato da mio padre che a sua volta lo apprese dal suo, avvocato e giornalista del 'Resto del Carlino' che aveva seguito le indagini per il giornale. Poichè il furto fu pubblicato all'epoca in ogni dettaglio, si potrà trovare riscontro negli archivi d'epoca.
                                       Il furto sembrò architettato o commesso da nomadi circensi o zingari. L'oro venne poi recuperato, ormai fuso, senza più alcun valore storico.
                                       Poco prima della chiusura arrivò una donna con vari bambini che entrò dicendo al custode di voler rapidamente mostrare il museo ai figli. Poco dopo, alla chiusura, disse uscendo che i numerosi pargoli erano assai interessati (?) e sarebbe tornata la mattina dopo. Si ripresentò infatti all'apertura successiva, entrando coi figli, ma uscendo rapidamente poco dopo. Al successivo controllo si trovò la vetrina coi cimeli donati da Letizia alla città, infranta, dalla quale erano state abilmente asportate tutte le parti d'oro degli oggetti: si disse, al tempo quasi quattro chili. Un pezzo, il cinturone, era quasi completamente aureo. E' nota la vanità di Gioacchino.
                                       Si potè ricostruire la dinamica: uno dei 'bambini' era in realtà un abile ladro nano, di probabile attività circense, che si introdusse e celò in una delle grandi olle antiche esposte. Durante la notte 'lavoro' tranquillamente e abilmente. Fu un fatto di cronaca di cui molto si parlò al tempo. Il custode non notò la mancanza all'uscita del bimbo-nano che poi, con abilità, la 'madre' recuperò al mattino, salutando frettolosamente il custode e inseguendo il nugolo che saltellava e correva.
                                       Si diede anche colpa all'ingenuità degli espositori che non avevano valutato il valore venale e predatorio degli oggetti, considerandoli solo di attrazione storica.\par                                        Vi riporto il fatto da come mi fu narrato, tanti anni orsono, ma che, se per Voi di interesse, può essere reperito nelle cronache dell'epoca, e penso, all'archivio di stato bolognese nei fascicoli 'questura 1921'.
                                        Dell'affascinante e sfortunato Re di Napoli, rimane, come saprete,  alla Certosa Bolognese il meraviglioso monumento cenotafio di Vincenzo Vela, che ospita la devota figlia.
                                         Lessi tempo addietro del probabile ritrovamento delle celate spoglie di Gioacchino Murat, che si credevano incenerite e disperse in mare a Pizzo Calabro, ma non ho potuto seguire il decorso della notizia.

                                          Senza presunzione, pregandoVi di controllare eventuali inesattezze di quanto riportato, Vi saluto con ossequio,

Enrico Cevidalli

                                           Enrico Cevidalli
                                           Via Querciole, 14
                                        41029  Sestola MO
                                     enricocevidalli@gmail.com

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