Battaglia di Tolentino
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Battaglia di Tolentino |
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Parte Guerra austro-napoletana |
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Schieramenti |
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Comandanti |
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Effettivi |
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11.938 fanti |
25.588 fanti |
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Perdite |
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700 morti |
1.120 morti |
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Fasi della Battaglia
Il 30 marzo 1815 Gioacchino Murat, re di
Napoli, pubblica il Proclama di Rimini, primo manifesto
dell'Indipendenza d'Italia; dopo aver occupato Toscana,
Marche e Romagna.
Ma la superiorità numerica delle forze austriache lo
costringono, dopo i primi combattimenti vittoriosi, a
ritirarsi lentamente verso sud. La scelta di Tolentino come
campo di battaglia è voluta dal Murat in quanto era il punto
per dividere con la maggior distanza possibile ed in modo
netto (gli Appennini) le due Armate Austriache, quella del
maresciallo Bianchi (12.000 uomini) e quella del generale
Neipperg (11.000 uomini). L'esercito napoletano ha grossi
problemi di approvvigionamento viveri, stanchezza degli
uomini e scarsità di mezzi, per una campagna militare lunga
ed estenuante.
29 Aprile
Prime scaramucce
47 Ungheresi a cavallo, dopo essere stati accolti a fucilate vicino a Porta Adriana dai Gendarmi Napoletani di guarnigione a Tolentino (circa 40), conquistano la città e per la sera altri 120 Ungheresi entrano in Tolentino.
30 Aprile
Sistemazione delle armate
L'avanguardia Austriaca (560 Ungheresi a cavallo e 4.000 uomini di fanteria) entra in Tolentino e prepara l'arrivo dell'esercito. L'Armata Napoletana si fortifica in Macerata, dove la sera giunse Re Gioacchino, accolto dall'intero esercito schierato in assetto da Battaglia.
1 Maggio
Assestamento posizioni
L'Armata Austriaca, forte di circa 12.000 uomini, 1.500 cavalli e 28 cannoni, si accampa in Località Cisterna di Tolentino con Quartier Generale nel Torrione di San Catervo ed avamposti fino al Castello della Rancia (14 pezzi d'artiglieria), presso la Chiesa della Maestà (attuale Cimitero) e San Giuseppe (2.000 uomini con 6 cannoni) per salvaguardare le spalle dell'Esercito da eventuali attacchi provenienti dal settore di San Severino M. e dalla valle del Potenza ed al Tribbio di Pollenza.
L'Armata Napoletana, forte di circa 15.000 uomini, 3.800 cavalli e 28 cannoni, era quasi completamente riunita a Macerata, con avamposti all'Osteria di Sforzacosta. Vengono sparati i primi colpi di artiglieria tra i vari avamposti.
2 Maggio
Inizio della battaglia
Sin dalle prime ore dell'alba inizia un
vivissimo fuoco tra le avanguardie lungo la vallata che
porta a Sforzacosta.
In queste prime fasi anche il Bianchi viene catturato dai Napoletani e successivamente liberato da uno squadrone di Ussari a Palmareto nei pressi di Sforzacosta. L'esercito Napoletano si attesta a Monte Milone (l'attuale Pollenza) dopo combattimenti presso Villa Lauri ed in prossimità del paese.
I Napoletani arrivano, dopo duri combattimenti, ad occupare il fosso di Cantagallo ed il Castello della Rancia, dopo averlo per più volte conquistato e perso. I combattimenti cessano all'una di notte e questa giornata è da ritenersi favorevole ai Napoletani. Dopo questo primo giorno di combattimenti il Bianchi decise di impostare una battaglia di difesa, forte delle ottime posizioni sul campo, ma senza tralasciare l'eventualità di una ritirata a Serravalle, già preparata logisticamente.
3 Maggio
Secondo ed ultimo giorno della battaglia
Le operazioni di avanzata dell'esercito Napoletano subiscono un ritardo a causa della fitta nebbia presente ed iniziano alle 7 di mattino.
Nelle prime fasi degli scontri i Napoletani riescono a conquistare le alture di Cantagallo ed a far indietreggiare l'esercito Austriaco nella vallata del Chienti. Il Castello della Rancia fu di nuovo centro di altri cruenti scontri e dopo essere stato perduto e riconquistato dai Napoletani fu il punto di partenza per un'ulteriore offensiva che portò i Napoletani ad occupare il Casone con aspri combattimenti alla baionetta e "puntare così i cannoni su Porta Marina".
Gli Austriaci, situati sulle alture ed in assetto difensivo, erano in posizione dominante rispetto ai napoletani, i quali decisero di avanzare in quadrati (carrè). Tale decisione fu sicuramente negativa per il prosieguo della battaglia, perché, causa la lentezza dell'avanzata e il non supporto della cavalleria, permise agli Austriaci di vincere importanti scontri e di centrare con il fuoco dell'artiglieria i quadrati Napoletani, che si videro costretti a ripiegare verso Monte Milone. Le sorti della battaglia erano tutte da decidere e sul campo la situazione ancora favorevole alle truppe murattiane le quali però, causa l'arresto dell'avanzata ed il successivo ripiegamento su Monte Milone, erano in una situazione particolarmente negativa, sia per il morale che strategicamente.
In questo cruciale momento della battaglia giunsero al Murat due dispacci che comunicavano uno l' avvicinamento dell'Armata Austriaca alla frontiera el Liri in Campagna e l'altro gravi notizie sulla situazione interna dell'Abruzzo, con l' introduzione di truppe nemiche.
Questi rapporti costringevano il Murat a prendere la decisione della ritirata in battaglia, anziché il rischio di essere preso fra due fuochi e l'impossibilità di raggiungere successivamente Napoli. Tale decisione mise fine alla battaglia sul campo e forse ai primi sogni di una Indipendenza Italiana.
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