Murat Letizia
Parigi 1802
- Bologna 1859
Parigi, 1802
-
Bologna, 1859
Figlia di Gioacchino Murat e di Carolina Bonaparte, visse con i
genitori le vicende del Regno di Napoli ed il dramma della fine
dell’impero e della fucilazione del padre.
Alle due sorelle, Letizia e Luisa, venne impartita una educazione
raffinata e completa, atta a farne due giovani donne che potessero ben
figurare nell’alta società europea del tempo: canto, musica, lingue
straniere (francese, inglese, tedesco). Alla corte di Napoli
sperimentarono la vita sociale e salottiera ad alto livello, e Letizia
apprese tanto bene la lezione che, sposatasi a Bologna il 27 ottobre
1823 con Guido Taddeo Pepoli (1789-1852), creò un proprio salotto,
mantenuto in vita fino alla fine della sua vita, uno dei principali e
più raffinati del suo tempo.
Alla caduta del Regno di Napoli, Carolina ed i figli peregrinarono per
diverse città europee: Trieste, poi Graz, i dintorni di Vienna, la
Toscana, ove viveva la sorella Elisa Baciocchi, e poi, finalmente,
ancora Trieste, dove potè definitivamente trasferirsi nel 1823, e dove
visse fino al 1832, quando si spostò a Firenze. I due fratelli, Achille
e Luciano, convinti assertori delle idee paterne di libertà adattate
alla novità dei tempi, cercarono fortuna in America, mentre le due
sorelle rimasero in Italia (Luisa sposò il conte ravennate Giulio
Rasponi).
Letizia Pepoli nella sua nuova città venne soprannominata “La Regina di
Bologna”. Qui visse, ebbe quattro figli (Paolina, Carolina, Elisabetta e
Gioacchino Napoleone), ma non rinunciò mai a viaggiare e ad intrattenere
relazioni con donne e uomini della buona società del tempo.
Il suo salotto, oltre che dedicato alla cultura, all’arte ed alla
conversazione, divenne un centro di affari politici, e tale si mantenne
anche quando Letizia venne affiancata dalla figlia Carolina: entrambe
donne che viaggiano, che intrattengono epistolari con mezza Europa, che
leggono giornali anche stranieri, che hanno conversazioni con gente di
ogni tipo, e che, a loro volta, quando sono all’estero, frequentano
salotti femminili (ad es. Carolina a Parigi frequenta il salotto
dell’Imperatrice Eugenia, in fondo, sua cugina!).
Per sua volontà testamentaria, la sepoltura di Letizia venne coronata
dalla grande statua che ella aveva commissionato alcuni anni prima allo
scultore Vincenzo Vela, statua che ritraeva il padre elegante
nell’uniforme da campagna, circondato dai simboli guerreschi che più lo
avevano reso celebre: le aquile imperiali francesi, il cannone sotto il
piede sinistro, il bastone di maresciallo in mano (1864). Letizia Murat
Pepoli si accontentò di farsi ritrarre in un medaglione posto alla base
della statua, lasciando il ruolo di protagonista a quel padre di cui non
esiste sepoltura.
Mirtide Gavelli
Bibl.: Elena Musiani, Circoli e salotti femminili nell’Ottocento. Le
donne bolognesi tra politica e sociabilità, Bologna, CLUEB, 2003