Battaglia di Mileto |
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28 maggio 1807 - 2007 Bicentenario della Battaglia di Mileto
Nel 1806 Napoli passa ai Francesi, divenuto Re Giuseppe
Bonaparte, cosicché Mileto diventa antiborbonica. Fu in tale
periodo, e precisamente l’anno successivo, 28 maggio 1807 che, “per
liberare definitivamente le Calabrie dai residui borbonici
avviene... la battaglia di Mileto”[1], che segna la fine delle
speranze di Ferdinando IV di tornare sul trono. Vedi la pagina Il decennio Francese, vicende e fatti a Mileto con "Francesi, borbonici e briganti a Mileto (1805 - 1815)" di Filippo BARTULI
(di Giuseppe Calzone ) Ricorre quest’anno il bicentenario della Battaglia di Mileto (28 maggio 1807) allorquando la Calabria -durante l’era napoleonica- divenne terreno di scontro tra due delle maggiori potenze europee: la Francia e l’ Inghilterra, quest’ultima alleata dei borboni. A Mileto furono i francesi a prevalere sui Borboni e a conquistare il predominio della regione per circa un decennio. Si capovolsero gli equilibri di forza creatisi dopo la battaglia di Maida del 4 luglio del 1806, dove i francesi furono sconfitti dagli inglesi.L’esercito francese inseguiva da un anno la rivincita tant’è che il generale Reynier , prima di muovere all’attacco, così parlò ai suoi soldati : “ Il sangue dei vostri commilitoni grida vendetta.Non valore, non accorgimento ci mancò in Sant’Eufemia; solo avemmo avversa la fortuna. Ma ora ella ci si mostra propizia,perché ingannatrice del nemico. Facile,certo, tornerà il vendicarci,il trionfare,purché ricordiate d’esser francesi.”Dopo la battaglia molti furono i cambiamenti tra i quali il trasferimento della capitale della Calabria Ulteriore da Catanzaro a Monteleone ( Vibo Valentia ). Ma altri mutamenti ebbero una portata innovatrice, così come avvenne nel resto d’Europa :furono introdotte le leggi e le istituzioni francesi; per motivi igienici ed egalitari, fu resa obbligatoria la sepoltura nei cimiteri . Già nel 1806 era stata emanata a Napoli la “legge di eversione della feudalità” che eliminò privilegi e portò alla espropriazione dei beni ecclesiastici. Si rafforzò la borghesia agraria con la ripartizione dei demani pubblici che incentivò i latifondi ( e questo fu causa di gravi conflitti ). Furono costruite strade,canali e scuole.A Mileto fu costruito un acquedotto e fu aperto un teatro.Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, creò un esercito che fu elemento di crescita non solo militare ma anche politica, infatti tra i suoi ufficiali si formarono alla fine dell’età napoleonica i primi nuclei del risorgimento.I Borboni si rifugiarono in Sicilia da dove, assieme agli inglesi, fomentarono in Calabria il brigantaggio che diede filo da torcere ai francesi e fu oggetto di una crudele azione repressiva.Nell’isola ,protetti dalla flotta inglese, Ferdinando e la moglie Maria Carolina, non rinunciavano alla riconquista del regno specie quest’ultima, definita da Napoleone “l’unico uomo del Regno di Napoli”. Ferdinando ritornò sul trono dopo il Congresso di Vienna del 1815 . Alla caduta dell’impero di Napoleone il tentativo di Gioacchino Murat di riconquistare il regno di Napoli , fallì miseramente, poiché egli fu preso e fucilato nel castello di Pizzo il 13 ottobre dello stesso anno dopo un processo sommario.La battaglia di Mileto è una pagina di storia militare , oltre che politica, e vide due eserciti scontrarsi e lasciare sul terreno un migliaio di morti. Si fronteggiarono per i francesi il generale Reynier, che aveva raccolto il suo esercito di circa 5.000 uomini a Monteleone e, per i borboni, il Principe Philippstal d’Assia , che comandava un esercito di circa 3.500 uomini . Faceva parte dell’esercito borbonico anche il colonnello Vito Nunziante le cui truppe, alla restaurazione il 29 giugno del 1848 ,trucidarono a Pizzo il padre ed il fratello di Benedetto Musolino , personaggio politico di grande rilievo del risorgimento calabrese ed italiano.Nei preparativi della battaglia sono state registrate anche operazioni di spionaggio : il maggiore borbonico Pousset nel giornale di battaglia riferisce che la mattina del 27 maggio gli avamposti “arrestarono due spie, una portava delle lettere parlando del numero di bestiami, dividendoli in vacche, e pecore, chiedendo dei fucili da caccia pe ‘l passaggio delle quaglie sotto un’aspetto che conoscer faceva di parlare d’affari relativi all’armata. La detta lettera gli fu trovata avvolta nel tabacco…l’altra spia era un monaco, che nell’atto dell’arresto s’ingoijò delle cartelline, che aveva indosso.In tutto questo giorno entravano ed uscivano dal nostro campo tutte quelle persone che volevano entrare, ed uscire a loro piacere, potendo contare la Truppa uomo per uomo”.I tentativi di sbarco fatti nei giorni precedenti dalla flottiglia borbonica lungo la costa erano stati respinti come si legge nella relazione di parte francese, apparsa sul Monitore napolitano del 9 giugno 1807 : “ La stessa flottiglia che aveva fatto lo sbarco di Gioja, si presentò caricata di briganti sotto il comando di Cancelliere, e minacciò diversi punti della costa di Gioja sino a S.Eufemia del golfo. A Tropea le buone disposizioni della Civica gli levarono la voglia di sbarcare: lo stesso successe a Paralia a Briatico e al Pizzo.Il Generale( Reynier -n.d.r. ) non può che lodarsi della buona condotta delle Civiche di tutte queste parti”.Dai giornali della battaglia di Mileto e dalle relazioni ,redatti da ambo le parti, risaltano gli errori che avrebbero compiuto i borboni. Infatti ,pare che il colonnello Nunziante avesse avvertito il Philippstall di lasciare la posizione di Mileto -dove aveva posto il suo quartiere generale- perché tatticamente sfavorita di fronte ad un eventuale attacco nemico . Mileto si trova su una collina più bassa rispetto al pianoro che da Vibo Valentia porta nella cittadina ed è circondata ,ora come allora,da colline che la sovrastano .Il Philippstall che si era spostato con il suo esercito da Rosarno a Mileto il 26 maggio del 1807 tardò a prendere una decisione e venne attaccato dai francesi alle 4 e mezza della mattina del 28 maggio . I primi contatti fra le truppe avvennero sulle colline di di Nao e poi a Pizzinni . Da qui la battaglia si trasferì nell’abitato di Mileto -dove si combattè a colpi di fucile e all’arma bianca tra le case- e nelle campagne a sud della città . Lo scontro fu sanguinoso e l’esercito napoletano fu sbaragliato ed inseguito per Rosarno, Gioia Tauro e Seminara fino alle porte di Reggio Calabria .Il Generale principe Philipsthal d’Hassia, che comandava l’esercito borbonico, nella sua relazione si sofferma sulla fuga precipitosa della cavalleria borbonica all’impatto con le truppe francesi e narra che quella, fuggendo , travolse i suoi stessi “Cacciatori” al punto che non sentendo la voce dei loro ufficiali : “ né la mia stessa voce fui costretto di tirare, e far tirare dai miei Ufficiali delle pistolettate, e sciabolate a quei ,che precipitosamente fuggivano,abbandonando il loro ufficiali…”.Una relazione di parte francese, apparsa sul Monitore napolitano del 9 giugno 1807 racconta ,fra l’altro come, dopo la disfatta, l’esercito borbonico “ fuggì col maggior disordine,abbandonando cannoni, cassoni,munizioni,bagagli di cui era tutta coperta la strada di Mileto a Rosarno… Il generale Camus restò con il 52° Reggimento tra Mileto e Rosarno e distaccò più colonne mobili per radunare li prigionieri sparsi nelle campagne e che, stanchi d’una così veloce corsa, non si potevano più dare alla fuga”.“La battaglia fu una delle più sanguinose che si possa ideare- scrive il Colonnello Leone Toro - ma alla fine si dové cedere ad un numero quasi quadruplo alla nostra forza …” – E, sempre quest’ufficiale racconta come il Maggiore Graduato Giuseppe De Luca, nativo del posto (Nicotera) , lanciatosi alla carica, al comando del suo plotone, rimaneva ucciso in battaglia.E’ pieno di sentimenti di pietà il racconto del Generale Guglielmo Pepe -patriota che aveva combattuto contro le bande sanfediste già nel 1799- e che prese parte alla battaglia; egli racconta…” Facevamo prigionieri ad ogni passo ed io accorgendomi d’un ferito giacente sul suolo e circondato da vari de’ nostri, vidi ch’era una povera donna vestita da soldato,la quale,trafitta nel petto, teneva ancor ferma lo schioppo, e chiamava delirando suo marito”.Nella fuga disordinata dal campo di battaglia i mercenari borbonici, che costituivano le cosiddette “masse” di irregolari, spararono sui propri commilitoni per spogliarli di ogni cosa : “ La fuga donò ardire ai vili, il soldato assassinava l’ufficiale, i bagagli depredavansi da questi col ferro recidevano le salme, e Valige; i vetturali gettavano i Generi per salire a cavallo e fuggire, l’uno calpestava l’altro, e tanti e tanti cadeano oppressi dagli stessi compagni : fu tale il furto frà i nostri,che il nemico nulla certamente ha trovato”. (Dalla Relazione dell’Ufficiale borbonico Giuseppe Vanni ).Altrettante parole di fuoco indirizzava il Monitore napolitano del 9 giugno 1807 al Philipsthal D’Hassia ( pare fosse gran bevitore di vino) e ai briganti che componevano il suo esercito: “Alli 27 (maggio 1807) dopo mezzo giorno, Philipsthal mandò un parlamentario per pregare il Generale Comandante in Monteleone di evacuare questa Città,sotto il pretesto di evitare così gli orrori del sacco. ….Si poteva egli lusingare d’impedire che fosse stato dato fuoco e sacco da truppe senza disciplina, da Briganti coperti d’ogni sorte di delitti,quando sotto gli occhi suoi, in Palme,in Seminara,in Rosarno, ad onta delle sue salvaguardie,de’ suoi proclami si erano saccheggiate più di 40 case, e massacrate tante persone oneste; quando in Mileto quella stessa orda d’assassini infame ché, per suo disonore il Principe d’Hassia portava con lui,aveva, in sua presenza,saccheggiato diverse case fra le quali quella stessa d’un Capo Brigante,tanto era grande la sete di rapina,di sangue di quel scelerato stuolo spinto nella sua rabbia dall’amore del Brigantaggio piucché dal desiderio di servire Carolina ( regina, moglie di Re Ferdinando- n.d.r. ), e di compiacerle”.Il Re Ferdinando IV per ricordare il luttuoso fatto d’arme, fece coniare due medaglie con la sua immagine , la data- della disfatta- con la vista di un castello e ponte di Mileto .La battaglia di Mileto merita un approccio multidisciplinare che consenta di affrontare tutte le problematiche e i campi d’indagine collegati all’evento. Sarà utile esaminare il contesto politico, economico e sociale della Calabria e del Vibonese nell’800; la politica di Napoleone, dei Borboni, e degli inglesi in Europa e nel mediterraneo;le strategie,le tattiche e gli armamenti militari; i rapporti tra il Vescovo di Mileto ,la popolazione e l’esercito francese, il fenomeno del brigantaggio. Tutto questo non è possibile senza la costituzione di un comitato scientifico - che qui si propone- con il compito di elaborare un progetto per la commemorazione del bicentenario e di reperire le risorse necessarie ad attuarlo .Per approfondimenti vedi : La battaglia di Mileto ; Francesco Pititto , Tip. Signoretta, Mileto 1917, e scritti di Mario Spizzirri in : “Mileto nel contesto storico-culturale dell’Italia meridionale”, Ed. Pro loco 1999 )
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