Home Il Regno di J. Murat Rievocazioni Foto - video Gruppi Murattiani Murat Onlus

Grande Armée

Su


 Indice generale  

www.pizzocalabro.it

www.sanfrancescodip aola.biz


 

 

Diamo una degna sepoltura al Re Gioacchino Murat

Album Fotografico primo incontro operativo

 


 

Link

FRANCE

Museo Murat

Souvenir Napoléonien

 

ITALIA

Ass.ne Tolentino815

Centro Culturale Sebetia

Il Portale del Sud

 

 

Pizzo

pizzocalabro.it

pizzocalabro.com

pizzo.biz

pizzocalabro.eu

webpizzo.altervista.org

 

Calabria

fotovideo.calabria.it

 

Religiosi

apparizioni.com

rinnovamento.org

Natuzza Evolo

San Francesco di Paola

animecristiane.com

 

Storici

murat.it

realcalabria.org

 

Professionali

studiopagnotta.it

 

Centro Studi Murattiani di Palinuro

Video

Palinuro 6/9/2008

Palinuro 1997

 

 23 Dragoni - IVREA

Video della Rievocazione Storica del Passaggio della Chiusella (Battaglia del 26 magg

 

 

 


 

News

 

La Grande Armée del 1806
Con i brillanti risultati del 1805 alle loro spalle, le truppe francesi presenti in Sassonia e Prussia l'anno successivo furono probabilmente le meglio addestrate e le più efficacemente integrate che Napoleone ebbe mai a disposizione.

Dopo la pace di Presburgo, l'imperatore guidò una forza di 160.000 uomini (comprendente sei corps d'armée, 32.000 cavalieri, 300 cannoni e 13.000 alleati della Baviera e del Wùrttemberg) a est del Reno con un ampio spostamento degli acquartieramenti verso il fiume Meno e successi vamente verso il Danubio. All'apice della campagna del 1806, questo numero sarebbe salito fino a 300.000 uomini. Solo due divisioni, quelle dei generali Dupont e Gazan (che facevano parte del I Corpo di Bernadotte e del V Corpo di Lannes rispettivamente) erano costituite da soldati appena coscritti.

I vuoti negli altri reparti erano stati colmati da nuove leve provenienti dai centri di reclutamento reggimentali, ma in termini di morale ed esperienza la Grande Armée del 1806 si distingueva dalle altre.

Il Fante francese
Il fante francese armato di moschetto Charleville serie 1777 calibro .70, di baionetta da 15 pollici e di spada, con polvere e palle per 24 colpi nella sua giberna, era addestrato per eseguire diverse operazioni tattiche. Per i movimenti sul campo di battaglia (e occasionalmente per sfondare attraverso le linee nemiche, se queste erano sufficientemente indebolite).

Disposizione battaglioni di Fanteria
Il battaglione di fanteria, si disponeva in «colonne divisionali». Mentre la nona compagnia «leggera» (I volteggiatori, o voltigeurs) si disponeva in testa come schermo di scaramuccia, le restanti otto compagnie (ognuna comprendente circa 140 uomini di tutti i ranghi) si disponevano in una formazione profonda tre file con un fronte di due compagnie. Tenendo conto degli spazi tra le file, una colonna completa copriva un fronte di circa 50 metri (o 50 file, 25 per compagnia) e aveva una profondità di circa 20 metri (o 12 file). Un attacco veniva sferrato da una serie di colonne eli questo tipo, formate a linea o a scaglioni, disposte a scacchiera, con in­tervalli regolari tra di esse. Secondo il «Manuale delle Esercitazioni» del 1791 queste colonne venivano addestrate a schierarsi in linee profonde tre file a una distanza di circa 100 metri dall'avversario, e ad aprire il fuoco a raffica o individualmente, prima di caricare con la baionetta innestata.

I battaglioni di Fanteria leggera
I battaglioni di fanteria leggera (tiratori, o tirailleurs) abitualmente combattevano individualmente o in ordine sparso di scaramuccia ma, se la situazione lo richiedeva, potevano anche disporsi in formazioni lineari regolari.

La maggior parte dei soldati portava il moschetto standard 1777 a canna liscia, ma gli ufficiali e i sottufficiali delle compagnie di voltigeurs erano armati di fucili a carabina. Gli ufficiali erano inoltre incaricati di valutare le forze opposte, e di riferire tali valutazioni ai loro superiori.

La tattica di Napoleone
Lo schieramento che Napoleone preferiva era quello a ordine misto («ordre mixte») nel quale, per esempio, un normale reggimento di tre battaglioni disponeva un battaglione in linea e collocava gli altri due in colonne divisionali su entrambi i fianchi. Questo tipo di schieramento univa potenza di fuoco ad azione di disturbo, ed era molto flessibile. Tutte le unità della fanteria francese erano addestrate a cambiare rapidamente schieramento, dall'«ordre profonde» della colonna all'«ordre mince» della linea, dalla linea al quadrato in caso di attacco da parte della cavalleria, e da uno qualsiasi di questi all'ordine misto.


Le manovre
Le manovre ordinate da Morand alla sua divisione sono un esempio eccellente di questa capacità impressionante di flessibilità tattica, durante la battaglia di Auerstadt dopo essersi assestati a sud di Hassenhausen dando ampia dimostrazione del loro valore.

La cavalleria-Corazzieri, Dragoni o Cavalleria leggera
La cavalleria - corazzieri, dragoni o cavalleria leggera, era suddivisa in reggimenti di quattro, cinque, sei o più squadroni rispettivamente, e ogni squadrone era costituito da due compagnie. Il sistema di attacco prevalente erano le cariche effettuate da coppie di squadroni, ma veniva data

grande importanza anche alla disciplina in azione, in particolare alle operazioni di raduno dopo la carica.

La Cavalleria leggera
La cavalleria leggera, costituita da ussari, cacciatori a cavallo (chas-seurs a cheval) e simili, svolgeva (come i dragoni) incarichi di ricognizione e inseguimento.

Il grosso della cavalleria pesante spesso costituiva la base della Cavalleria della Riserva, agli ordini diretti dell'imperatore, ma le divisioni o brigate

di cavalleria aggregate a ciascun Corps d'Armée generalmente comprendeva no unità di tutte e tre specialità dotate di armi bianche. Corazzieri e le carabinieri portavano ancora corazze frontali e dorsali.


La Cavalleria
La cavalleria, armata con spade o sciabole, pistole e carabine, rappresentava l'elemento spettacolare della Grande Armèe.


L'artiglieria
L'artiglieria, organizzata in batterie a piedi, a cavallo o «volanti», era costituita da cannoni a canna liscia 12pdr (pounder), cioè con proietti da 12 libbre, 8pdr e 6pdr, e da obici da 6 pollici.

Molti dei calibri più pesanti, detti «le bellissime figlie dell'Imperatore», erano sempre più inquadrati nell'Artiglieria della Riserva alle dipendenze dell'esercito. Gli artiglieri erano addestrati a usare con flessibilità il loro cannone in azione, utilizzando colpi singoli per bersagli lontani e colpi a mitraglia per bersagli a distanza ravvicinata.

A Jena vennero utilizzate per la prima volta batterie concentrate. Sotto l'occhio vigile dell'imperatore, che era stato artigliere lui stesso, l'artiglieria aveva un livello qualitativo molto elevato. «Le guerre si fanno con i cannoni,» affermò una volta.

Azioni tattiche standard
Ogni ingaggio era naturalmente un evento a sé stante, ma una tipica sequenza di grandi azioni tattiche a livello di corpo d'armata (livello al quale Napoleone delegava il comando effettivo ai suoi marescialli o generali superiori, interferendo raramente sui dettagli una volta che il piano generale era stato stabilito, salvo assegnare o rifiutare di assegnare forze di riserva), spesso si svolgeva come segue:

1) Molte battaglie napoleoniche cominciavano con un intenso cannoneggiamento di artiglieria. Al fine di causare vittime e quindi fiaccare il morale del nemico.

2) Sotto questa copertura, la fanteria leggera avanzava per occupare il terreno neutro mentre gli ufficiali studiavano attentamente la disposizione del nemico nei loro settori, inviando le informazioni ai propri ufficiali superiori nelle retrovie.


3) Successivamente, elementi dei corpi di cavalleria venivano mandati in prima linea con lo scopo di attirare e ingaggiare gli squadroni nemici.

4) In quel caso, dopo una veloce mischia, i cavalieri nemici si ritiravano, mentre la cavalleria francese si lanciava sulla fanteria, costringendola a formare un quadrato.

5) Era molto raro che un quadrato fosse spezzato se teneva le file serrate, ma tale formazione si dimostrava un ottimo bersaglio per l'artiglieria a cavallo francese che accompagnava la cavalleria.

6) Mentre i cavalieri retrocedevano per riformarsi, gli artiglieri a cavallo liberavano i cannoni dall'avantreno e aprivano il fuoco a bruciapelo, mietendo molte vittime tra gli oppositori.


7) Dietro la diversione causata da queste operazioni, le colonne di fanteria francese avanzavano attraverso il fumo della battaglia al suono dei tamburi inframmezzato dal grido di guerra di «Viva l'Imperatore!».

8) Le colonne francesi quindi si dispiegavano a 100 metri dal nemico, sparavano diverse scariche e caricavano con la baionetta, nella speranza di raggiungere il nemico ancora in quadrato (che così aveva una potenza di fuoco frontale ridotta) o, ancor meglio, mentre tentava di ricostituire le linee.

9) Attacchi di questo tipo si ripetevano secondo le necessità, ma una volta che tra il nemico cominciava a mancare la coesione arrivava il turno dei corpi di cavalleria leggera, che scattavano in avanti per sfruttare il successo.

10) I corpi adiacenti intanto conducevano attacchi simili e, una volta che il nemico era ben «preparato», le riserve francesi ottenevano la vittoria sferrando il colpo finale in un settore ben localizzato.

Il segreto del successo stava ovviamente nella cooperazione tra le varie armi e nella meticolosa orchestrazione degli avvenimenti.
Ma, naturalmente, non vi erano mai due battaglie identiche.


 

Fonte http://www.prolocomileto.it/index.htm

 

 

 

Home Su

 

Link: www.pizzocalabro.it www.pizzocalabro.com, www.pizzocalabro.eu, www.pizzo.biz, www.fotovideo.calabria.it www.apparizioni.com www.sanfrancescodipaola.biz,  www.murat.it,   www.rinnovamentocarismatico.org webpizzo.altervista.org,  www.studiopagnotta.it,   www.realcalabria.org,

PER CONTATTARCI.

Per una navigazione ottimale si consiglia una risoluzione video di 1024*768

Inviare a info@murat.it un messaggio di posta elettronica contenente domande o commenti su questo sito Web.
Copyright © 2008 Associazione Culturale "Gioacchino Murat" Onlus di Pizzo
Ultimo aggiornamento: 16-09-10