|

Link
FRANCE
Museo Murat
Souvenir Napoléonien
ITALIA
Ass.ne
Tolentino815
Centro Culturale Sebetia
Il Portale del Sud
Pizzo
pizzocalabro.it
pizzocalabro.com
pizzo.biz
pizzocalabro.eu
webpizzo.altervista.org
Calabria
fotovideo.calabria.it
Religiosi
apparizioni.com
rinnovamento.org
Natuzza Evolo
San Francesco di Paola
animecristiane.com
Storici
murat.it
realcalabria.org
Professionali
studiopagnotta.it
|
Centro Studi Murattiani di Palinuro |
|
Video
Palinuro 6/9/2008
Palinuro 1997
|
| |

La Grande Armée del 1806
Con i brillanti risultati del 1805 alle loro spalle, le truppe
francesi presenti in Sassonia e Prussia l'anno successivo furono
probabilmente le meglio addestrate e le più efficacemente integrate
che Napoleone ebbe mai a disposizione.
Dopo la pace di Presburgo, l'imperatore guidò una forza di 160.000
uomini (comprendente sei corps d'armée, 32.000 cavalieri, 300
cannoni e 13.000 alleati della Baviera e del Wùrttemberg) a est del
Reno con un ampio spostamento degli acquartieramenti verso il fiume
Meno e successi vamente verso il Danubio. All'apice della campagna
del 1806, questo numero sarebbe salito fino a 300.000 uomini. Solo
due divisioni, quelle dei generali Dupont e Gazan (che facevano
parte del I Corpo di Bernadotte e del V Corpo di Lannes
rispettivamente) erano costituite da soldati appena coscritti.
I vuoti negli altri reparti erano stati colmati da nuove leve
provenienti dai centri di reclutamento reggimentali, ma in termini
di morale ed esperienza la Grande Armée del 1806 si distingueva
dalle altre.
Il Fante
francese
Il fante francese armato di moschetto Charleville serie 1777 calibro
.70, di baionetta da 15 pollici e di spada, con polvere e palle per
24 colpi nella sua giberna, era addestrato per eseguire diverse
operazioni tattiche. Per i movimenti sul campo di battaglia (e
occasionalmente per sfondare attraverso le linee nemiche, se queste
erano sufficientemente indebolite).
Disposizione battaglioni di Fanteria
Il battaglione di fanteria, si disponeva in «colonne divisionali».
Mentre la nona compagnia «leggera» (I volteggiatori, o voltigeurs)
si disponeva in testa come schermo di scaramuccia, le restanti otto
compagnie (ognuna comprendente circa 140 uomini di tutti i ranghi)
si disponevano in una formazione profonda tre file con un fronte di
due compagnie. Tenendo conto degli spazi tra le file, una colonna
completa copriva un fronte di circa 50 metri (o 50 file, 25 per
compagnia) e aveva una profondità di circa 20 metri (o 12 file). Un
attacco veniva sferrato da una serie di colonne eli questo tipo,
formate a linea o a scaglioni, disposte a scacchiera, con
intervalli regolari tra di esse. Secondo il «Manuale delle
Esercitazioni» del 1791 queste colonne venivano addestrate a
schierarsi in linee profonde tre file a una distanza di circa 100
metri dall'avversario, e ad aprire il fuoco a raffica o
individualmente, prima di caricare con la baionetta innestata.
I battaglioni di
Fanteria leggera
I battaglioni di fanteria leggera (tiratori, o tirailleurs)
abitualmente combattevano individualmente o in ordine sparso di
scaramuccia ma, se la situazione lo richiedeva, potevano anche
disporsi in formazioni lineari regolari.
La maggior parte dei soldati portava il moschetto standard 1777 a
canna liscia, ma gli ufficiali e i sottufficiali delle compagnie di
voltigeurs erano armati di fucili a carabina. Gli ufficiali erano
inoltre incaricati di valutare le forze opposte, e di riferire tali
valutazioni ai loro superiori.
La
tattica di Napoleone
Lo schieramento che Napoleone preferiva era quello a ordine misto
(«ordre mixte») nel quale, per esempio, un normale reggimento di tre
battaglioni disponeva un battaglione in linea e collocava gli altri
due in colonne divisionali su entrambi i fianchi. Questo tipo di
schieramento univa potenza di fuoco ad azione di disturbo, ed era
molto flessibile. Tutte le unità della fanteria francese erano
addestrate a cambiare rapidamente schieramento, dall'«ordre
profonde» della colonna all'«ordre mince» della linea, dalla linea
al quadrato in caso di attacco da parte della cavalleria, e da uno
qualsiasi di questi all'ordine misto.
Le manovre
Le manovre ordinate da Morand alla sua divisione sono un esempio
eccellente di questa capacità impressionante di flessibilità
tattica, durante la battaglia di Auerstadt dopo essersi assestati a
sud di Hassenhausen dando ampia dimostrazione del loro valore.
La
cavalleria-Corazzieri, Dragoni o Cavalleria leggera
La cavalleria - corazzieri, dragoni o cavalleria leggera, era
suddivisa in reggimenti di quattro, cinque, sei o più squadroni
rispettivamente, e ogni squadrone era costituito da due compagnie.
Il sistema di attacco prevalente erano le cariche effettuate da
coppie di squadroni, ma veniva data
grande importanza anche alla disciplina in azione, in particolare
alle operazioni di raduno dopo la carica.
La
Cavalleria leggera
La cavalleria leggera, costituita da ussari, cacciatori a cavallo
(chas-seurs a cheval) e simili, svolgeva (come i dragoni) incarichi
di ricognizione e inseguimento.
Il grosso della cavalleria pesante spesso costituiva la base della
Cavalleria della Riserva, agli ordini diretti dell'imperatore, ma le
divisioni o brigate
di cavalleria aggregate a ciascun Corps d'Armée generalmente
comprendeva no unità di tutte e tre specialità dotate di armi
bianche. Corazzieri e le carabinieri portavano ancora corazze
frontali e dorsali.
La Cavalleria
La cavalleria, armata con spade o sciabole, pistole e carabine,
rappresentava l'elemento spettacolare della Grande Armèe.
L'artiglieria
L'artiglieria, organizzata in batterie a piedi, a cavallo o
«volanti», era costituita da cannoni a canna liscia 12pdr (pounder),
cioè con proietti da 12 libbre, 8pdr e 6pdr, e da obici da 6
pollici.
Molti dei calibri più pesanti, detti «le bellissime figlie
dell'Imperatore», erano sempre più inquadrati nell'Artiglieria della
Riserva alle dipendenze dell'esercito. Gli artiglieri erano
addestrati a usare con flessibilità il loro cannone in azione,
utilizzando colpi singoli per bersagli lontani e colpi a mitraglia
per bersagli a distanza ravvicinata.
A Jena vennero utilizzate per la prima volta batterie concentrate.
Sotto l'occhio vigile dell'imperatore, che era stato artigliere lui
stesso, l'artiglieria aveva un livello qualitativo molto elevato.
«Le guerre si fanno con i cannoni,» affermò una volta.
Azioni tattiche standard
Ogni ingaggio era naturalmente un evento a sé stante, ma una tipica
sequenza di grandi azioni tattiche a livello di corpo d'armata
(livello al quale Napoleone delegava il comando effettivo ai suoi
marescialli o generali superiori, interferendo raramente sui
dettagli una volta che il piano generale era stato stabilito, salvo
assegnare o rifiutare di assegnare forze di riserva), spesso si
svolgeva come segue:
1) Molte battaglie napoleoniche cominciavano con un intenso
cannoneggiamento di artiglieria. Al fine di causare vittime e quindi
fiaccare il morale del nemico.
2) Sotto questa copertura, la fanteria leggera avanzava per occupare
il terreno neutro mentre gli ufficiali studiavano attentamente la
disposizione del nemico nei loro settori, inviando le informazioni
ai propri ufficiali superiori nelle retrovie.
3) Successivamente, elementi dei corpi di cavalleria venivano
mandati in prima linea con lo scopo di attirare e ingaggiare gli
squadroni nemici.
4) In quel caso, dopo una veloce mischia, i cavalieri nemici si
ritiravano, mentre la cavalleria francese si lanciava sulla
fanteria, costringendola a formare un quadrato.
5) Era molto raro che un quadrato fosse spezzato se teneva le file
serrate, ma tale formazione si dimostrava un ottimo bersaglio per
l'artiglieria a cavallo francese che accompagnava la cavalleria.
6) Mentre i cavalieri retrocedevano per riformarsi, gli artiglieri a
cavallo liberavano i cannoni dall'avantreno e aprivano il fuoco a
bruciapelo, mietendo molte vittime tra gli oppositori.
7) Dietro la diversione causata da queste operazioni, le colonne di
fanteria francese avanzavano attraverso il fumo della battaglia al
suono dei tamburi inframmezzato dal grido di guerra di «Viva
l'Imperatore!».
8) Le colonne francesi quindi si dispiegavano a 100 metri dal
nemico, sparavano diverse scariche e caricavano con la baionetta,
nella speranza di raggiungere il nemico ancora in quadrato (che così
aveva una potenza di fuoco frontale ridotta) o, ancor meglio, mentre
tentava di ricostituire le linee.
9) Attacchi di questo tipo si ripetevano secondo le necessità, ma
una volta che tra il nemico cominciava a mancare la coesione
arrivava il turno dei corpi di cavalleria leggera, che scattavano in
avanti per sfruttare il successo.
10) I corpi adiacenti intanto conducevano attacchi simili e, una
volta che il nemico era ben «preparato», le riserve francesi
ottenevano la vittoria sferrando il colpo finale in un settore ben
localizzato.
Il segreto del successo stava ovviamente nella cooperazione tra le
varie armi e nella meticolosa orchestrazione degli avvenimenti.
Ma, naturalmente, non vi erano mai due battaglie identiche.

Fonte http://www.prolocomileto.it/index.htm | |
|