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Le armi di Gioacchino Murat

Domenico Pisani

Nel 1839, alla morte di Carolina Bonaparte, una cospicua collezione di armi, cimeli e decorazioni militari fu ereditata dalla figlia Letizia. La principessa, che dopo il suo matrimonio con Guido Taddeo Pepoli, visse e morì a Bologna, nelle sue disposizioni testamentarie volle che i preziosi ricordi del padre fossero donati alla città. Nel 1893, istituito il Museo Civico del Risorgimento, la raccolta ebbe la sua ideale collocazione in una delle sue vetrine.

Nel 1921, però, un furto privò la raccolta di molti pezzi interessanti e, in seguito, anche le armi subirono notevoli perdite delle parti in oro.

I cimeli rimasti, che rivestono una grande importanza storica e artistica, permettono di seguire le alterne vicende delle campagne napoleoniche attraverso l'uso che Gioacchino Murat ne faceva da abile soldato quale era. Tra le armi bianche spicca la scimitarra persiana che fu usata nel 1799 ad Abukir, dove Murat si distinse per il suo valore tanto da meritare il grado di generale di divisione. La preziosa scimitarra, forse acquistata in Egitto, presenta, ageminata sulla lama, una lunga iscrizione in caratteri arabi. Si caratterizza, inoltre per la punta a doppio filo, il manico d'osso e l'elsa a croce. Altro ricordo della campagna d'Egitto è la carabina persiana da cavalleria con fregi in oro sulla canna ettagona, cassa guarnita in osso e madraperla, calcio in osso e tre fascette d'argento.

Spiccano, invece, tra le armi da fuoco, due doppiette da caccia a pietra focaia, con fregi in oro sulle canne e decorazioni in argento sul calcio. Dal fregio in argento posto sull'imboccatura della bacchetta, raffigurante un'aquila imperiale, è possibile datare queste armi dopo il 1804, data della creazione dell'Impero. Sulla cartella degli acciarini, la dicitura Manifacture a Versailles indica invece la provenienza. La pistola da tiro a canna ettagona e calcio in legno lavorato, completa di cassetta e accessori, reca, invece, l'incisione «Boutet a Versailles», offrendo un'indicazione in più rispetto alle doppiette: il nome dell'armaiolo di Napoleone. Nello stesso periodo fu forse eseguita la spada con impugnatura in argento lavorato e l'aquila imperiale sul pomolo. Sulla guardia spicca, in bassorilievo, un busto di imperatore romano.

Di fabbricazione diversa è, invece, una coppia di pistole a pietra focaia, con cassa in legno intagliato, che reca sulla canna, ageminato in oro, un trofeo di armi, fogliame e strumenti musicali con la scritta Manifattura Reale di Napoli.

Potrebbe essere napoletano pure un bei coltello da caccia che presenta, sul manico di ebano, un pomolo con testa leonina e al centro della guardia, tra una testa di levriero e una di cavallo, la lettera «G» caricata da una corona reale entro un serto di quercia. La corona farebbe pensare ad una data di fabbricazione compresa tra il 1808 e il 1815, anni in cui Murat fu re di Napoli4.

Storicamente importanti sono pure le spalline e i cordoni portati da Murat nella campagna di Russia del 1812 che, come afferma il Cantoni, furono anneriti da un colpo d'arma da fuoco5. La fascia da vita, invece, fu eseguita in Francia dopo la creazione dell'Impero, quando il futuro re di Napoli divenne Grande Ammiraglio. Questa decorazione, destinata all'uniforme della marina compare in molti ritratti ufficiali eseguiti durante gli anni di regno, tra i quali quelli dipinti da Schmidt e da Calliano. Così la descrive il Cantoni: «Fascia di stoffa d'oro lunga m. 103, alta 0,09 1/2, munita di fibbia metallica a catenaccio, e di ganci per sostenere la sciabola. Il fregio di questa cintura è tutto un ricamo, a mano ed è costituito da vari serti separati fra di loro da altrettante ancore. 1° serto: fascio di fulmini; 2° croce di Malta; 3°: àncora a quattro punte; 5°: due cornucopie; 6°: delfino; 7°: aquila imperiale coronata; 8°: corona reale; 9°: aquila coronata; 10°: delfino; 11°: due cornucopie; 12: ancora a quattro punte; 13°: Trinacria;14°: fascio di fulmini, (non compiuto). -Bordi a fogliame;fodera di seta gialla»6.


Fonte Gioielli per una Regina

Lo sbarco di Gioacchino Murat a Pizzo

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Ultimo aggiornamento: 30-11-08