Settembre 2001            ATELETA insieme

 

Notizie dal Centro Studi Murattiani

 

SERVIZIO DEL CORRISPONDENTE DALLA FRANCIA ALFIO PAPPALARDO

I RESTI DEL RE MURAT

 

10 Agosto 2001

Egregio direttore, rispondo alla domanda sui resti mortali del Re Murat (“Ateleta Insieme” n° 30, pagina 5, fine 1° colonna).

Debbo prima precisare però tre punti dell’articolo pubblicato sullo scorso numero:

  a pagina 7, inizio 1° colonna, bisogna leggere “cogli anelli”;

per possedere la profonda separazione tra ortodossi e cattolici, è bene ricordare il recente viaggio del Papa in Ucraina ove il “Papa” moscovita non ha voluto assolutamente saperne!

L’Arabia Saudita si apre. Infatti tra fine ottobre ed inizio novembre prossimi, la “mia” Casa di Viaggi nel mondo, inizia il primo circuito in quel Paese.

Ecco l’indirizzo: Clio, Voya­ges culturels, 34, Rue du Ha­meau, 75015, Paris.

 

 

 

I RESTI DEL RE MURAT

 

Sappiamo quasi tutto sulla inumazione di Gioacchino nella fosse comune della Collegiale San Giorgio di Pizzo e non si farà mai niente!

Le ragioni sono umane e spiego in sintesi il perché.

Lì, in quella buca c’è tantissima gente estinta di Pizzo ed a Pizzo il senso che si dà ai morti è profondamente significativo.

Per sentirne lo spirito bisogna andare nel loro cimitero; non c’è altra spiegazione, le parole non sono sufficienti.

Chi può trovare umano di scovare nelle ossa degli altri per portarne alla luce del sole quelle che si cercano?

Nessuno di noi lo farebbe, e nessuno Io farà.

La popolazione non l’accetterebbe e noi adulti dobbiamo capirla.

­Allunghiamo un po’ il ragionamento: la regina Carolina dorme a Firenze; delle due figlie, Letizia è a Bologna, a Ravenna, Luisa; il figlio primogenito Achille è negli USA e Luciano da cui discendono i 200 Murat oggi, è in una cittadina sotto Parigi ove io sono uno dei rarissimi italiani ad essere stato ammesso dentro la cappella.

Gli eredi del titolo dopo Luciano sono seppelliti nella capitale francese.

Tutti avrebbero voluto avere da morto il Re Murat con loro, ma dove, in Italia o in Francia?

Cari connazionali: l’uomo bianco pensa troppo e si perde nel dubbio!

Il Circolo Corrado Alvaro, aveva lanciato l’idea di costruire la tomba del Re lì nella Collegiale di Pizzo.

E gli altri colleghi di Gioacchino nel sonno, dovrebbero essere scomposti e rigettati così come capita nel dormitorio? Questo è infatti il senso greco della parola cimitero.

li più energico difensore della ricerca dei resti del Re Murat è stato Giovanni Festa che ci ha lasciati un anno addietro.

Ho cercato con dolcezza di fargli capire questi propositi e poi anche con meno forma: non ci sono riuscito! Mi diceva: «Tu hai condotto lì sulla tomba dopo un secolo, S.A.R. il Principe Murat, il Principe decano che è il più ascoltato, la principessa Letizia, e sei amici francesi dell’Associazione Murat, ebbene tu devi anche dare inizio alle ricerche vere!».

Se si dovesse dire la verità mentiremo. Cioè la verità a volte è così cruda e crudele che chi parla non è creduto: non gli si crederebbe. Ascoltate. Dicevo che si sa quasi tutto dei resti del Re Murat, ma tutto non è chiaro perché l’essere umano parla e chiacchiera molto spesso a vanvera.

 

 

GUGLIELMO PEPE

 

Questo generale che imitava in tutto il Murat fuorché nel coraggio, ha avuto l’immenso ardire di scrivere per vendere le sue «Memorie», che a Gioacchino è stata tagliata la testa per darla al Re Nasone cioè Ferdinando IV di Napoli, III di Sicilia e poi I del Regno delle due Sicilie!

Pepe ha messo il suo spezie piccante nella sua versione italiana delle sue memorie, perché quella francese non ne parla: Oh, lui vive a Parigi.

Alessandro Dumas padre ha ripreso questo storiella e le ha fatto fare il giro del mondo.

Poi altri ancora senza pudicizia l’hanno ingrandita dicendo: «il corpo del Re, senza più la testa è stato   gettato nel mare; non c’è più niente di Gioacchino a Pizzo, è quindi inutile fare ricerche».

Inganna, inganna, qualcosa alla fine resterà ed infatti è stato seminato anche il dubbio sui resti del povero Re Murat al Pizzo.

 

 

PRIMO TENTATIVO

 

La donna, dice un detto francese, è l’avvenire dell’uomo.

Ebbene, la figlia della Coppia reale di Napoli, Luisa, ha voluto saperne di più ed alla fine del 1800 ha lanciato i preparativi per andare a vedere dentro la fossa comune nella Collegiale di Pizzo.

Quando anche lei è andata nel mondo dei più, senza poter vedere cogli occhi suoi il risultato, è la figlia Letizia, contessa Rasponi, che ha preso il rilievo ed è Letizia (con tante e tante altre personalità) che il 24 Aprile 1899 è stata delusa, perché la leggendaria tomba fece apparire, appena tolta la lapide, un enorme cumulo di ossa umane, e lei “stette immota per sei ore continue su quel sepolcro, in cui il mistero avvolgeva contusi fra migliaia di avanzi umani quelli del Re suo avo”  dice uno dei testimoni presenti.

 

 

SECONDO TENTATIVO

 

 

Il Comitato Studi e ricerche su Gioacchino Murat” senza fare dispetto a nessuno con Giovanni Festa in testa della lunga fila, il 28 Novembre 1976 fa arrivare al Pizzo il Professore Achille Canfora, Direttore dell’istituto di Medicina Legale dell’Università di Napoli che di fronte a tante personalità, anche lui si trovò con negli occhi   «un immenso ammasso di ossa».

La sua diagnosi è immediata  «allo stato attuale non si può scendere nella fossa perché tutto è allo stato umido-fangoso, occorre prima che si essicca tutto» dice il resoconto del Comitato.

Di tutte le domande poste al professore Canfora dalle personalità, io riporto dai loro stesso resoconto questa risposta sua «Se Murat è stato seppellito in questa fossa, io lo troverò, con l’ausilio dei mezzi moderni che oggi disponiamo».

 

 

CONVEGNO STORICO

 

Il 13 e 14 Maggio 1983 ha luogo nell’Aula Magna dell’istituto Tecnico Nautico di Pizzo, un Convegno dal titolo “Murat e la Calabria”.

Durante due giorni si discute, si discute... e oggi ancora si discute su ciò che è stato discusso ben diciotto anni addietro!

Non c’è nessuna denigrazione nel mio proposito perché il Convegno, riportando articoli di giornali del 1899 ci fa conoscere degli aspetti e sorprese sulla fossa ove è stato inumato il re Murat.

Ecco, per esempio: questa fossa, o tomba comune, è in comunicazione con le altre due che sono sempre l’una dopo l’altra nel passaggio centrale della Collegiale di Pizzo (parlo delle prime tre, dunque le più vicine all’ingresso sempre sul passaggio centrale della chiesa).

Prima si credeva che ogni botola avesse la sua fossa, si apprende invece che le tre fosse sono in verità una sola, allungata, sotto li passaggio centrale ripeto della chiesa.

Ci si informa che nel 1899 gli addetti al lavoro hanno rimosso crani, tibie, casse... per trovare qualcosa del re, come un bottone, tessuto del vestito, speroni.

Ad un certo punto, quel giorno del 1899, qualcuno si è chiesto se il re Murat non fosse stato piuttosto seppellito in una delle quattro botole che si trovano disposte lungo il lato destro andando verso l’altare maggiore.

Poi, per imbrogliare magari senza volerlo, quest’affare delle botole, c’è chi pubblica lo schizzo delle tre prime buche centrali dicendo che quella del re è la prima delle tre vicino all’ingresso della chiesa; altri, invece, dicono sul loro disegno che quella del re è la terza più vicina all’altare maggiore: cioè all’opposto, prima della quarta che è quella dei preti!

Non semino zizzania, riporto quello che è stato pubblicato e che posseggo su libri e giornali.

Il più geniale è il signor Professore Canfora che esorta tutti i ricercatori delle ossa del re di non addormentarsi, dando questo triplice consiglio:

1) sostituire alle lastre marmoree, delle griglie in ferro per permettere a tutti i generi di resti che sono nelle fosse, di essiccarsi;

2) assicurare una comunicazione tra le fosse per creare la circolazione dell’aria per quindi facilitare la manipolazione delle ossa e tutto il resto;

3) vedere nel registro della chiesa i nomi dei nati e dei morti dai 1815 al 1854.

Questo sì che è un programma!

Ma chi lo farà? Con sincerità e fermezza vi dico: Nessuno, ed è meglio così.

Finisco subito.

Il 14 Novembre 1976, si presenta a Pizzo su invito del Circolo Corrado Alvaro e quindi di Giovanni Festa e Giuseppe Ceravolo tra altri, il Console di Francia a Napoli, Monsieur Gerard Serre. Si conviene, dopo le solite ma non solide chiacchierate abituali, di fare costruire all’estremità del corridoio destro verso l’altare maggiore quindi, un cenotafio, cioè una “tomba vuota” traducendo dal greco: che non sarà mai elevata!

Ma benedetti Pizzitani: cosa volete che se ne faccia di un altro monumento fasullo cioè vuoto di autenticità? Per il Re ce n’è uno vuoto già nella Certosa di Bologna, un altro vuoto a Savignano sul Rubicone, un terzo vero a Parigi di Francia.., un quarto vero sotto questa “Ville Lumiere” a 16 Km esattamente al sud.

Per il Re Murat non occorre più la luce del sole, occorre solamente il raziocinio umano e cioè la ragione equilibrata, il vecchio mai morto buon senso: Lasciarlo in pace dove si trova!

Ed i principi condividono questo mio proponimento.

Grazie per l’ascolto.

 

Alfio Pappalardo



 

Direttore Responsabile

Francesco Le Donne

67030 ATELETA  (AQ)