PROGETTO PER LA
REALIZZAZIONE DI UNA MANIFESTAZIONE STORICA DENOMINATA
CORTEO STORICO
MURATTIANO
DA REALIZZARE A PIZZO NELL’ESTATE DEL 2003.
Con il patrocinio della
REGIONE CALABRIA
l’Organizzazione della
ASSOCIAZIONE CULTURALE “Gioacchino Murat” ONLUS di PIZZO
e la collaborazione
delle Associazioni Storiche:
- IL CIRCOLO CULTURA L’AGORA’ DI REGGIO CALABRIA;
- COMITATO TOLENTINO 815 DI TOLENTINO

LA STORIA
Gioacchino Murat salì sul trono di Napoli nel 1808,
durante il periodo cosiddetto del “decennio francese”, dopo che re Giuseppe,
fratello di Napoleone, venne chiamato
dall’onnipotente congiunto a cingere la corona di
Spagna. Tenne il Regno per soli 6 anni, finchè i Borboni non riuscirono a
recuperarlo alla loro dinastia l’ 8 giugno 1815. In quel giorno Giacchino,
accompagnato da pochi fedelissimi si allontanò dalla città partenopea, per non
cadere in mano ai soldati di Ferdinando IV di Borbone. Si rifugiò ad Ischia e da lì raggiunse la Francia. Non
si diede per vinto, anzi preparò in poco tempo una spedizione per impossessarsi
nuovamente del regno. Nell’ottobre del 1815 partì alla volta della Corsica, e
da qui diresse verso il Salernitano, dove sperava con l’aiuto delle masse di
marciare alla volta di Napoli. Una tempesta, però, sconvolse i suoi piani: le
navi furono spinte a sud; alcune approdarono a San Lucido, vicino Cosenza;
quella che trasportava il sovrano venne sospinta nelle vicinanze di Pizzo. Senza perdersi
d’animo Gioacchino volle ugualmente sfidare la sorte e con pochi uomini a
disposizione sbarcò sulla spiaggia Napitina, confidando di recarsi a
Monteleone, la cittadina che egli aveva elevato a rango di capoluogo di
provincia, e dove sicuramente avrebbe trovato numerosi adepti. Nelle strade di
Pizzo il drappello del re – era la Domenica dell’8 ottobre 1815 – venne
intercettato dalla Gendarmeria Borbonica al comando del Capitano Trentacapilli, che arrestò l’ex re e lo fece rinchiudere nelle carceri
del locale castello. Informato della cattura dell’ex sovrano, il Generale Vito
Nunziante (quale Capo militare delle Calabrie) si precipitò incredulo da
Monteleone, dove si trovava, a Pizzo e quando si sincerò dell’identità del
prigioniero, usò nei suoi confronti tutti i riguardi dovuti ad un uomo
d’altissimo rango. Ferdinando IV, da Napoli, nominò una Commissione Militare
competente a giudicare Gioacchino, composta da sette giudici e presieduta dal
fedelissimo Nunziante,
a cui il
re aveva ordinato di applicare la sentenza di morte –
ironia della sorte! – in base al Codice Penale promulgato dallo stesso Murat
che prevedeva la massima pena per chi si fosse reso autore di atti
rivoluzionari; e di concedere al condannato soltanto una mezzora di tempo per
ricevere i conforti religiosi. Nell’ascoltare la condanna capitale Gioacchino
non si scompose. Chiese di poter scrivere in francese l’ultima lettera alla
moglie e ai figli, che consegnò a Nunziante in una busta con dentro alcune
ciocche dei suoi capelli. Volle confessarsi e comunicarsi, prima di affrontare
il plotone di esecuzione che l’attendeva nel cortile del Castello.Affrontò la
morte eroicamente. Non volle essere bendato e
pregò i soldati di salvare la faccia e mirare al cuore. Erano le 21 del
13 Ottobre 1815 quando il crepitare dei moschetti pose fine, a 48 anni, alla
vita di un personaggio così grande e sfortunato, per il quale vale quanto
sinteticamente ebbe a dire il Conte Agar di Mosbourg: fu un uomo che “seppe
vincere, seppe regnare, seppe morire”. Fu sepolto nella bella Chiesa di San
Giorgio, che 5 anni prima aveva fatto edificare, ma dentro una fossa comune. E
l’atto di morte venne fatto firmare, quali testimoni, da due facchini
analfabeti che apposero un segno di croce.
LA STORIOGRAFIA
Si vede veleggiare al largo una goletta a vela e come si
avvicina alla spiaggia - porticciolo della Marina di Pizzo, qualcuno dallo
<<Spunduni>>, vedendo fermento ed animazione chiama a se qualche
persona per capire ciò che alla Marina stava accadendo. A seguito di ciò tante altre persone si affacciano allo Spunduni
per curiosare mentre altri bambini per vedere meglio di che trattasi vanno a
vedere dalla Piazza dei Castello.
Il misfatto e la tragedia si compiono, si può dire, sulla nave, dove il Cap. Barbarà (Comandante e responsabile di tutta la spedizione in mare) chiede al Re di scendere a terra con il suo passaporto per aver più credito e forse la possibilità di poterlo meglio tradire.
Il Re non è tanto propenso a questo e viene fuori una furibonda lite, alla fine della quale Murat decide di scendere personalmente a terra e chiedere ciò di cui ha bisogno.
<<Tanto, dice, il bravo popolo calabrese mi ama>>.
Presagendo, però che potrebbe imbattersi in qualche scorribanda da parte di qualcuno della popolazione ostile ai francesi, ordina al comandante di stare il più vicino possibile alla riva, dove in caso di necessità, sarebbe stato a portata di mano per una eventuale ed improvvisa fuga.
E’ una bella Domenica dl Ottobre e la Piazza di Pizzo pullula di gente, per lo svolgimento del mercato che abitualmente si faceva in quel giorno.
I passeggeri o viaggiatori del veliero scendono a terra in due o più volte con una
scialuppa. 
Scende per primo, tutto impettito ed in alta uniforme G. Murat seguito dal suo fedele cameriere e da tutto il seguito composto da una trentina di persone tutte in divisa essendo ufficiali, sottufficiali ed uomini in armi.
Si compone un piccolo drappello e dalla spiaggia della Marina si avvia verso Pizzo percorrendo la Via della Chiesa che è piena di persone affacciate ai balconi e che in mezzo alla strada fanno ala al corteo incuriosite dal frastuono che la gente e tanti bambini fanno al seguito del passaggio dello stesso.
Come il corteo arriva in prossimità della Via Marcello Salomone, lasciato Corso Umberto, lo Spunduni è gremito di gente che incuriosita è tutta affacciata alle ringhiere per curiosare.
Arrivato in Piazza il corteo si compone e si schiera con Gioacchino al centro, il cameriere Charles alla sua sinistra ed il Generale Franceschetti alla sua destra.
Ancora la folla
incuriosita non è a conoscenza della identità delle persone che costituiscono
questo drappello. Suonano le campane e la gente inizia a lasciare la Piazza per
recarsi in
Chiesa per la Messa domenicale. In piazza vi era anche
una piccola pattuglia di soldati borbonici anch’essi in attesa di andare in
Chiesa.
Dal seguito di Murat considerato lo stupore e la curiosità con cui venivano guardati, si eleva un grido:
<< Viva il re Gioacchino!>>
<< Viva il Re!>>
Rispondono dallo stesso corteo.
Ma dalla popolazione che gremiva la piazza vi è quasi indifferenza e nessuna partecipazione; anzi la gente che prima sembrava incuriosita incomincia ad allontanarsi imitata anche da coloro che avevano esposto le loro mercanzie.
Notata tale indifferenza il Re dice:
<< Andiamo a Monteleone là troveremo sicuramente dei cavalli!>>.
Si avviano cosi tutti verso la Salita dei Morti con poca gente per la strada e tanta che guarda furtiva dietro le finestre e gli usci delle porte.
Il corteo arriva alla fine della Pineta ( sotto la cabina elettrica) e si ferma per riposarsi un pò prima dl proseguire per Monteleone.
Arriva, avvisato da qualcuno del luogo, il Capitano G. Trentacapilli, in licenza a Pizzo suo paese natale. E’ insieme con il fratello Raffaele ed i soldati della guarnigione del Castello, seguiti da popolani armati di pali di legno e forconi. Vuole sincerarsi degli eventi e vedere di che trattasi considerato il grande fermento trovato lungo le strade.
Vista quella gente in uniforme si para loro davanti e li apostrofa chiedendo chi fossero e Gioacchino gli risponde:
<< Generale non conoscete Il vostro Re?>>
Il Capitano Trentacapilli con immediatezza e spavalderia risponde:
<<Non vi conosco. Il mio Re è Ferdinando!>>
A quell’affronto fatto al suo Re il Gen. Franceschetti
estrae la pistola pronto a sparare al
Trentacapilli, ma il Re lo ferma perché non vuole
spargimento di sangue. Murat cerca di spiegare le ragioni del suo sbarco nel
modo più dignitoso possibile al Trentacapilli, ma da questi riceve solo ed
esclusivamente maldicenze ed ingiurie tanto che alla fine non potendolo
convincere in alcun modo ordina ai suoi uomini di darsi alla fuga presso la Marina dove pensa che vi sia la
nave ad aspettarli. La nave era si alla Marina ma ben lontana dall’essere
raggiunta.
Nella fuga inseguiti dai soldati borbonici a colpi di fucile parecchi uomini di Murat rimangono feriti ed in seguito fatti prigionieri.
Arrivati alla Marina di Pizzo e constatato che la nave non è raggiungibile, Murat ed i suoi uomini cercano invano di varare una grossa barca arenata sulla spiaggia, perché nel frattempo sono stati circondati da gente del luogo che con fare minaccioso li voleva catturare. In loro difesa Pasquale Greco uomo robusto ed ardimentoso, riesce a tenerli a bada fino al sopraggiungere del Trentacapilli e degli uomini della guarnigione del castello.
Dalla lite si passa ai fatti ed anche alle pistole tanto
che oltre ad avere la peggio il seguito di Murat lascia a terra cadavere un suo
ufficiale. Lo steso Murat viene pestato e quasi spogliato dalle sue vesti
ridotte a brandelli ed una volta immobilizzato assieme ad i suoi uomini,
sotto
scorta, viene condotto al Castello. Al suo passaggio tanta gente in mezzo alle
strade lo insulta e lo schernisce mentre altri lo guardano con pietosa
compassione vedendolo ridotto in quel modo, sicuramente non confacente per un
Re. La storia continua al Castello con la venuta del Duca dell’Infantado con i
suoi servi che portarono vestiti e vettovaglie per i prigionieri, prosegue con
la venuta del Generale Nunziante a cavallo con il seguito, delle staffette che
a cavallo vanno e vengono da e per il Castello, degli Ufficiali che
costituiscono la Corte Marziale, del Canonico Masdea per la confessione e dei
vastasi per il trasporto della salma dopo la fucilazione presso la Chiesa di
San Giorgio.
IL PROGETTO:
A) Rappresentazione teatrale
del <<PECCATO DI GIOACCHINO>> presso
l’anfiteatro della Villa Comunale di Pizzo.
La sera precedente la
manifestazione la Compagnia Teatrale Pizzitana rappresenterà presso
l’Anfiteatro della Villa Comunale la
Commedia il <<Peccato di Gioacchino>>.
B)
Convegno di Studi su Gioacchino Napoleone Murat nel Risorgimento Italiano;
Durata prevista la mattina
della manifestazione. Sarà organizzata insieme al Circolo Cultura l’AGORA’ di
Reggio Calabria, illustre sodalizio che dal 1995 organizza annualmente, giorno
13 Ottobre, in occasione dell’anniversario della morte di Gioacchino incontri
sul Tema <<Gioacchino Murat: un re tra storia e leggenda>>. Al
Convegno relazioneranno oltre che a storici locali anche docenti di Storia
delle Università Calabresi. Sede prevista Cinema Moderno di Pizzo.
(è prevista la
collaborazione del Comitato Tolentino815 di TOLENTINO)
SOMMARIO
1. OBIETTIVI GENERALI DEL CORTEO STORICO MURATTIANO
Riprodurre lo sbarco, la cattura, la prigionia, il
processo e la fucilazione di Gioacchino Murat a Pizzo.
2. IL PERIODO DELLA RAPPRESENTAZIONE.
16 Agosto del 2003.
3. A CHI’ E’ INDIRIZZATO.
Alla popolazione di Pizzo e dell’intera Regione
Calabria; ai turisti che si trovassero
a Pizzo e nella Regione e a quanti sono interessati alla storia locale e
nazionale.
4. GLI ATTORI PROTAGONISTI.
Scelti da una selezione accurata. Devono avere
somiglianze somatiche con i personaggi che interpreteranno nel corteo.
5. LE
COMPARSE: IL POPOLO
saranno
divisi in quattro gruppi:
a)
Pescatori e marinai;
b)
Facchini e scaricatori;
c)
Donne Popolane;
d)
Contadini e operai.
6. I
SOLDATI
Soldati borbonici
Soldati Murattiani
Ufficiali Borbonici
Ufficiali Murattiani
7. I
LUOGHI
Dalla Marina di
Pizzo al Rione Carmine per finire in Piazza della Repubblica.
8. IL PROCESSO E LA FUCILAZIONE.
Da svolgere la sera stessa della
manifestazione su di un grande
palcoscenico da approntare in Piazza della Repubblica davanti a tutto il popolo
calabrese intervenuto.
MARINA DI PIZZO:
* Simulazione dello sbarco (nel tardo pomeriggio un gruppo di barche
provenienti da Vibo Marina con a bordo Gioacchino ed i suoi sbarca alla Marina
di Pizzo).
* Ricomposizione del corteo e
sfilata verso Piazza della Repubblica (durante il tragitto due tamburini
banditori, che precederanno sempre il corteo, illustreranno alla
popolazione la vera storia di Re G. Murat).
RIONE CARMINE – CASTELLO:
* Incontro con il popolo pizzitano (Gioacchino con i suoi si dirige
passando per San Giorgio verso il Rione Carmine luogo in cui si tiene il
Mercato Settimanale di Pizzo per prendere contatto con il popolo).
Piazza della Repubblica:
* Processo (la Giustizia Borbonica
su di un palco appositamente
preparato, processa il Re di
Napoli e lo condanna a morte con immediata esecuzione della sentenza mediante
fucilazione).
*
Fucilazione (La fucilazione: durerà pochi minuti ma sarà il momento culminate
che chiuderà il corteo).
Personaggi:
1.
Gioacchino Murat;
2.
Generale
Franceschetti;
3.
Maresciallo di
Campo NATALI;
4.
CALVANI
Sotto-ispettore;
5.
Pernico,
capitano, morto sulla spiaggia;
6.
Biciani,
capitano;
7.
Poggi, cameriere
del Re;
8.
Armand, valletto
del Re;
9.
Altri 22 soldati
al seguito di Murat;
10. Capitano Gregorio Trentacapilli;
11. Generale Vito Nunziante;
12. Canonico Antonio Tommaso Masdea;
13. Pasquale Greco, patron di barche;
14. Tenente Barba, della dogana della Marina di Pizzo;
15. Tavella, soldato borbonico ex murattiano;
16. Francesco Alemanni, Francesco Salomone e il
sergente Sanadres si uniscono a
Murat;
17. Giuseppe Pellegrino, pizzitano, nemico giurato dei
francesi;
18. Comandante DEVOUX, responsabile del Forte “LA MONACELLA”;
19. Signora Felicia Ascoli, popolana di Pizzo;
20. Don Tommaso Caparrotta, il marito;
21. Giorgio Grillo di Pizzo;
22. Antonio Catalisano;
23. Antonio di Cola;
24. Fortunato Sardanelli detto Balà;
25. Donna Gianna Coletta, popolana che malmenò Murat;
26. Francesco Alcalà Y Cebrian; rappresentante del Duca
dell’Infantado a Pizzo;
27. ROBINSON, ammiraglio della flotta inglese nella rada di
Pizzo;
28. Capitano Giuseppe STARACE, ufficiale borbonico,
29. LA CAMERA, procuratore reale;
30. Galeano, bastaso;
31. Girolamo Tranquillo, Sindaco di Pizzo;
32. Barone Cesare Antonio Malacrinis;
33. Antonio Mattei, decurione del Comune di Pizzo.
MATERIALI OCCORRENTI:
1) Goletta, barche e eventuale pontile
per lo sbarco;
2) Divise per Murat e per il suo seguito;
3) Divise per Trentacapilli e per i
soldati della guarnigione;
4) Fucili;
5) Carri, carretti, cavalli, muli, asini,
balle di paglia, panche di legno, ceste, cofine, panieri, tavola per pane
fresco, pane, ogni tipo di frutta, di ortaggi e roba dl stagione, polli, capre,
pecore. mucche, maiali.
6) Artigiani che vendono le loro
mercanzie tipo: Ricottari, pescivendoli, cantinieri;
7) Allestimento di un palco, con relativi
annessi e connessi, in Piazza della Repubblica con almeno 1000 sedie in modo da
consentire alla popolazione di seguire il processo e la fucilazione di re G.
Murat;
8) Eventuali divise per i componenti
della commissione della Corte Marziale e di tutti i soldati sia borbonici che
francesi.
PIANO
FINANZIARIO:
|
Noleggio
Goletta o in alternativa barche con annesso equipaggio di vogatori per una
giornata
|
3000 |
|
N. 50 costumi dell’epoca |
3000 |
|
Noleggio palco ed attrezzature necessarie |
4000 |
|
Acquisto fucili dell’epoca ed altre armi che saranno esposte nel
Castello |
10000 |
|
Compenso attori
professionisti del Processo e della Fucilazione e della Commedia il peccato
di Gioacchino |
10000 |
|
Acquisto
attrezzatura varia per la ricostruzione in Piazza della Repubblica e Rione
Carmine di un ambiente il più vicino
possibile a quello del Mercato che si svolse a Pizzo Domenica 8 Ottobre 1815
giorno dello sbarco di Gioacchino |
5000 |
|
Pubblicazione, stampa e
diffusione su tutto il territorio regionale di un opuscolo illustrativo della
manifestazione |
3000 |
|
Spese di
pubblicità e propaganda - Costo del Convegno
di studi |
2000 |
|
Spese accessorie generali varie |
7000 |
|
Costo della rappresentazione teatrale “U peccato di
Gioacchino” |
3000 |
Totale contributo richiesto € 50.000
Il Gruppo di Progetto
1)
Francesco Antonio Stillitani
2)
Giuseppe Pagnotta
3)
Francesco Cortese
4)
Giuseppe Procopio
5)
Bruno Sarlo
6)
Pasquale Corallini
7)
Domenico Pacifico
8) Curatolo
Domenico
