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Murat è un grande esempio della
mobilità sociale che caratterizzò il periodo napoleonico (e
anche delle conclusioni tragiche di molte folgoranti carriere).
Figlio di un albergatore, studiò in seminario, ma ne fu espulso a
vent'anni per rissa. Fece per tre anni il mestiere paterno, poi si
arruolò e fece parte della guardia costituzionale di
Luigi XVI.Alla caduta della monarchia si arruolò nell'esercito e
divenne rapidamente ufficiale. Nel
1795
era a Parigi a sostenere
Napoleone contro l'insurrezione realista. Lo seguì poi nella
campagna d'Italia e in quella d'Egitto, dove fu nominato generale e
fu determinante nella vittoria di Abukir contro i Turchi.
Partecipò attivamente al colpo di stato del
18 Brumaio
1799 e
divenne comandante della guardia del Primo console. L'anno dopo
sposò la sorella di
Napoleone,
Carolina Bonaparte.
Eletto nel
1800 deputato del suo dipartimento, il
Lot, poi nominato comandante della prima divisione militare e
governatore di
Parigi,
al comando di 60mila uomini, nel
1804 fu
nominato Maresciallo dell'impero, e due anni dopo Granduca
di Clèves e di Berg.
Grande soldato e grande comandante di cavalleria, fu con Napoleone
in tutte le campagne, pur non rinunciando alle proprie opinioni,
come quando si oppose all'esecuzione del duca di Enghien.Nel
1808
Napoleone lo nominò re di Napoli, dopo che il trono sottratto ai
Borboni si era reso vacante per la nomina di
Giuseppe Bonaparte a re di Spagna.
A
Napoli il nuovo re fu ben accolto dalla plebe, che ne apprezzava
la bella presenza, il carattere sanguigno, il coraggio fisico, il
gusto dello spettacolo e alcuni tentativi di porre riparo alla sua
clamorosa miseria - e ovviamente detestato dal clero.
Durante il suo breve regno, Murat avviò opere pubbliche di rilievo
(il ponte della Sanità, via
Posillipo, nuovi scavi ad
Ercolano, il Campo di Marte ecc.), e non solo a Napoli, ma anche
nel resto del meridione (bonifica delle paludi a
Gioia Tauro, illuminazione pubblica a
Reggio di Calabria, progetto del Borgo Nuovo di
Bari).
La nobiltà apprezzò le cariche e la riorganizzazione dell'esercito
sul modello francese, che offriva belle possibilità di carriera. I
letterati apprezzarono la riapertura dell'Accademia Pontaniana e
l'istituzione della nuova Accademia reale, e i tecnici l'attenzione
data agli studi scientifici e industriali. I più scontenti erano i
commercianti, ai quali il blocco imposto ai commerci di Napoli dagli
inglesi rovinava gli affari (contro il quale lo stesso Murat
tollerava e favoriva il contrabbando, il che costituiva un'ulteriore
ragione di favore popolare per lui).
La spinta innovatrice del decennio murattiano fu rapidamente
inaridita dal ritorno dei
Borboni.
Quanto a Murat, il nuovo ruolo non gli impedì di continuare ad
essere un grande comandante, partecipando alla campagna di Russia e
alla battaglia di Lipsia (1814).
Dopo questa sconfitta cercò di salvare il trono facendo una pace
separata con l'Austria, ma l'anno dopo, durante i
Cento giorni, fu di nuovo a fianco dell'Imperatore, dando
battaglia agli austriaci a
Tolentino (e perdendola, il
2
maggio
1815).
Dopo la seconda caduta di Napoleone, che aveva cercato di
raggiungere a Parigi, fuggì in
Corsica da dove tentò di passare a Napoli per sollevarne le
popolazioni. Dirottato da una tempesta in
Calabria, fu arrestato, condannato a morte secondo una legge da
lui stesso voluta, e fucilato a
Pizzo Calabro il
13 ottobre
1815.
Di fronte al plotone d'esecuzione si comportò con grande
fermezza, rifiutando di farsi bendare, e pare che le sue ultime
parole siano state: «Sauvez ma face -- visez à mon cœur -- feu!»
(Salvate la faccia, mirate al cuore). |
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PIZZO 1815
La
mattina dell'8 ottobre 1815, Gioacchino Murat sbarca nella rada
della Marina di Pizzo. Tentativo di riconquista del Regno di Napoli
perso nel mese di maggio dello stesso anno dopo la Battaglia di
Tolentino, oppure sosta tecnica lungo il viaggio verso Trieste in
cui erano rifiugiati i componenti della sua famiglia? Qui, tra
l'indifferenza della popolazione, che molto aveva sofferto durante
la dominazione francese soprattutto a causa del blocco
continentale che rendeva molto pericolosi i traffici marittimi su
cui si basava l'economia di Pizzo, Murat viene catturato e racchiuso
tra le mura del Castello. Dopo 5 giorni ed esattamente il 13 ottobre
del 1815, dopo un processo farsa fatto da una Commissione Militare
appositamente nominata da re Ferdinando, lo sfortunato re Gioacchino
Napoleone viene condannato a morte mediante fucilazione. Subito dopo
la condanna, la condanna viene eseguita. E' l'ultimo atto della
Dominazione Napoleonica in Italia. Muore Murat e con lui molte delle
conquiste che l'uomo aveva realizzato con la Rivoluzione Francese.
La Restaurazione vince su tutti fronti. Ma è una vittoria non
definitiva in quanto, il grande vento rinnovatore della Rivoluzione
più grande del mondo, non cesserà mai di soffiare fino ai giorni
nostri. La Rievocazione vuole rivivere e far rivivere questo tragico
episodio perchè non cada nel dimenticatoio della Storia e con lui la
figura di questo grande Re che tanto fece per le popolazioni
d'Italia del passato e del Presente. |